MONTE VETTORE (2478m)

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Ore 00:45, luna piena in alto nel cielo, l’afa non concede sconti in queste notti d’estate. L’assonnato vicino di casa che cerca un po’ di refrigerio in giardino, vedendomi uscire in questo orario alquanto insolito, mi chiede dove sia diretto questa volta. Io, adrenalinico e con indosso i panni del mestiere, lapidario gli rispondo “sono diretto sulla cima del Monte Vettore”….poi velocemente mi dileguo partendo alla volta di Forca di Presta. Il Monte Vettore è situato nell'appennino umbro-marchigiano al confine tra Umbria e Marche. La sua vetta, che si trova nel territorio della regione Marche, è la più alta di un arco montuoso che ha una caratteristica forma ad "U" e che comprende, seguendo l'arco da ovest a est, Quarto San Lorenzo, Cima del Redentore (2448 m), Cima del Lago, il Vettore stesso, Monte Vettoretto (2032 m) e Monte Torrone (2102 m). Sulla pendice nord del Monte Vettore, nella conca naturale abbracciata dall'arco montuoso, a 1.941 metri di quota si trova il Lago di Pilato. Il Monte Vettore presenta una fascia trasversale di ghiaia che è detta “la strada delle fate”. La leggenda popolare narra che una volta, le fate, si siano fermate più a lungo a danzare con i giovani di Pretare e che per non essere sorprese all'alba, fuggirono con tanta precipitazione da lasciare le loro impronte sulla montagna, creando così la loro strada. L’appuntamento con l’avventura è fissato qualche centinaio di metri sotto il Sasso Tagliato, esattamente nel piazzale sito in prossimità dell’imbocco del noto Sentiero dei Mietitori. Sono le ore 02:30 de mattino quando dal valico di Forca di Presta due occhi luminosi bucano il buio della notte…sono i fari del furgoncino di Sibillini-mtb. Barbonis e Rewersig…quando ci sono di mezzo loro si capisce immediatamente che al tramontar del sole dovremo necessariamente riempire d’inchiostro il calamaio per scrivere nuove pagine sui nostri diari. Muniti di idonea illuminazione ci incamminiamo sull’asfaltata che porta al valico e giunti a Forca di Presta prendiamo a dx il ripido sentiero 101 C.A.I. che sale sopra la Costa le Particelle. La bici la si spinge fino a quota 1850m circa mentre la nebbia mattutina sulla piana di Castelluccio inizia a far da padrona. Per un considerevole tratto risaliamo in sella pedalando alla luce della luna e arriviamo alla Croce Zillioli. La croce segna il punto esatto dove morì l’escursionista Tito Zillioli dal quale prende il nome il rifugio che ci apprestiamo a raggiungere. Dal Monte Vettoretto ci carichiamo la bici in spalla e iniziamo la scalata al rifugio passando per Prato Pulito. Volgendo lo sguardo a dx sulla Valle di Pretare le luci degli abitati di Arquata, Borgo,Piedilama e Trisungo sembrano tante fiammelle nella notte. Ore 05:15, eccoci al Rifugio Zillioli sito sulla Sella delle Ciaule. Cosa darei, ora che sono qui a scrivere, per trovarmi nuovamente in quel fantastico luogo. Dalla sella si possono ammirare le pareti rocciose della Cima del Lago, del Redentore e di Quarto San Lorenzo. Cavalcando la sella ci portiamo sin sotto la cima del Vettore ma occorre spingere ancora per circa 200m di dislivello. Inizia ad albeggiare e il desiderio di non perderci lo spettacolo è troppo forte per accusare la fatica. Ore 05:30, siamo in vetta finalmente. . Da quassù si può ammirare il Gran Sasso a sud-est e il Terminillo a sud-ovest, il litorale marchigiano e l'Adriatico ad est…per non parlare dei Monti Gemelli ed il restante volto selvaggio della Laga. Facciamo conoscenza con alcuni escursionisti che sfoderano una bottiglia di Mistrà “fatto in casa” al quale non riesco a dir di no. Il sole inizia a sorgere all’orizzonte e il silenzio cala d’improvviso su tutti noi. E’ un’alba unica, che arricchisce il nostro bagaglio di esperienze di un momento destinato a restare indelebile. Il sinistro Pizzo del Diavolo che , pian piano, alla luce del sole si colora di rosso è un spettacolo della natura. L’aria si fa più fina, incomincia a far freddo ed è giunta l’ora di andare. In assetto da discesa andiamo a prendere il sentiero 131 C.A.I., una traccia che va percorsa con estrema accortezza, sia a causa delle insidie che nasconde, ma soprattutto per la costante esposizione dapprima al fosso di Colleluce e poi al Fosso di Casali. Grandioso è il colpo d’occhio sul dolomitico Sassone. Scivoliamo per questo bellissimo sentiero a quota 1700/1800m che procede a mezza costa conducendoci sotto il monte Torrone dopo aver attraversato alcuni tratti franosi. Scendiamo alla Fonte del Pastore onde concederci una meritata sosta. Ci troviamo sopra il fosso dell’Orinale, flagellato da frane e valanghe. Alzando gli occhi in alto è impossibile non notare delle particolari formazioni rocciose rese bizzarre dall’opera degli agenti atmosferici. Abbandoniamo il sentiero 131 e ci inerpichiamo stavolta per un nuova traccia che risale decisa il fianco della montagna puntando il Monte Banditello. Affrontiamo circa 300m di dislivello passando tra prati solcati unicamente da un’esile sentiero che ci riporta ad una sella a quota 1820. Questi sono gli ultimi metri da superare con bici a spinta perché dalla sella del Banditello parte uno dei sentieri più entusiasmanti e selvaggi degli interi Monti Azzurri. E’ la seconda parte della traccia n.132 che scende all’abitato di Foce passando per la Fossa Medica. Siamo ora al cospetto di quelle vette dalle quali da tempo l’amico Peppe sognava di percorrere un sentiero che serpeggiava verso Foce…e ora ci siamo proprio sopra…pronti a scoprirlo. Circondati dall’Argentella, dal Sasso Borghese, dal Porche e dalla magica Sibilla ci lanciamo nella discesa. Il sentiero scivola alla Fonte Fredda, cambia direzione derso dx e attraversa i fossi del Cugnolo e del Cardosa. Pedaliamo tra l’erba sfruttando un’apertura larga si e no trenta centimetri cimentandoci in un infinito single track, lento e tecnico. Attraversato l’ennesimo fossato, ossia il Fosso Cupo, il sentiero entra nella boscaglia ed è proprio qui che si raggiunge la punta massima del divertimento. Il trail sembra fatto apposta per la disciplina all mountain. Un susseguirsi di sponde, tornanti e drops ci catapulta verso valle. Che dire….questo 132 è veramente colossale. Non un’anima incontrata sul nostro cammino eppure il fondo si presenta pulito. Non un biker ad emularci….forse perchè raggiungere l’apice del 132 è impresa alquanto faticosa. Comunque sia eccoci a Foce per la seconda meritatissima sosta. Data l’adrenalina accumulata l’escursione potremmo chiuderla qui, casomai rilassandoci in qualche trattoria concedendoci un bel piatto di carne alla brace. Ma il Barbonis e socio stavolta hanno voluto sforare pianificando un ritorno a Forca di Presta che ricalca in parte l’itinerario del Grande Anello dei Sibillini. Di conseguenza percorriamo in discesa la strada provinciale che costeggia il fiume Aso attraversando le frazioni di Rocca e Tofe sino ad incrociare la strada per Montemonaco. Giunti ad un incrocio svoltiamo a dx e percorse poche centinaia di metri prendiamo di nuovo a dx per la lunga salita che conduce all’abitato di Altino. Durante la salita si scorgono segnalazioni del C.A.I. le quali indicano un tratto del G.A.S. percorribile in bici esclusivamente in discesa data l’eccessiva pendenza. Noi ci manteniamo sull’ampia carrozzabile. Giungiamo al paese con le gole arse dalla calura e le gambe irrigidite dalla fatica. Quale migliore occasione per recuperare le forze se non il locale rifugio escursionistico? Dopo un lauto piatto di carbonara e degli affettati assortiti giusto per far scendere meglio qualche litro di birra, ci mettiamo a poltrire all’ombra del rifugio. Non possiamo mica riprendere il viaggio con lo stomaco in fase digestiva?…brontola il nostro Dottore…ed ecco che allora il Barbonis propone un caffè accompagnato dall’immancabile Mistrà. Scambiamo quattro chiacchiere con Massimo, simpatico gestore del rifugio mentre qualcuno di noi cerca di schiacciare un pisolino. Ma è giunta l’ora di riprendere il cammino. Quindici chilometri ci separano dal punto di partenza. Riprendiamo il G.A.S. che si immerge tra la boscaglia snodandosi tra questa in un continuo saliscendi. Oltrepassato il bosco usciamo allo scoperto ed intercettiamo la carrozzabile che porta a Vallegrascia. Ci manteniamo a dx e continuiamo a seguire la segnaletica C.A.I. che tra antichi tratturi arriva alla Sorgente Santa sita a due passi della chiesa di Santa Maria in Pantano. Transitiamo adesso su ampia carrareccia che a mezza costa taglia (stavolta nella parte inferiore) il Fosso di Casale e di Colleluce. Torniamo a pedalare in leggera salita fino a Colle Pisciano ove a dx lasciamo la strada brecciata per il famigerato Sentiero dei Mietitori. Siamo ormai sulla via del ritorno, mai così piacevole, specie se si percorre un sentiero tanto ricco di storia, dove un tempo i mietitori transitavano di notte per andare di giorno a lavorare i campi dei grossi proprietari terrieri. Dopo aver percorso “i mietitori” completamente all’ombra dei boschi, consapevoli dei circa quaranta chilometri e duemiladuecento metri di dislivello che ci stiamo lasciando alle spalle, finalmente approdiamo alla Fonte delle Cacere. Ci siamo….ultimo sforzo bici in spalla su per la scalinata il legno che porta alla distesa erbosa all’ombra del Vettoretto. Fatica è compiuta! Oggi è stata una grande giornata di sport, che , come anticipato all’inizio di questa recensione, è destinata a restare scritta nei nostri diari…Una giornata, questa, vissuta con gente vera….sofferta insieme a persone che dell’all mountain sanno trarne solo ed esclusivamente la più pura essenza….

CINGHIALE 08/07/2012 Forca di Presta (AP)




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Commenti

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rpapero

09.07.2012 09:02

per info ci trovate su http://www.facebook.com/#!/groups/232264236837873/
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reversig

09.07.2012 23:07

grande.........non solo per il giro ma anche per la recensione

Infos

Inserito da
rpapero
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Tipologia
Itinerario da A ad A
Inserito il
09.07.2012
Località
Parco Nazionale dei Monti Sibillini, SP34, 63096 A
Regione
Altro
Tempo Percorrenza
10 ore
Distanza
40
Dislivello
2200
Difficoltà tecnica
difficile
Condizione fisica
duro
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