LATURO (l'ultima frontiera)

Con questa traccia l’obiettivo prioritario è quello di consentire a tutti di conoscere la storia e la magia di Laturo, un borgo fantasma, abbarbicato su pietra arenaria e circondato dalla natura selvaggia. Per questo motivo ho deciso di partire in solitaria per l’ennesima avventura. Da informazioni assunte, potrebbe non essere affatto facile attraversare l’impervio Fosso di Laturo. Il punto di partenza è un slargo sito sulla S.P. per Valle Castellana, in prossimità dell’indicazione per Settecerri. Si prende subito una brecciata che sale ripida insinuandosi tra giganteschi spuntoni di roccia. La strada che si percorre, da brecciata, diventa cementificata. I pochi dimoranti di Settecerri si sono trovati costretti, dalla noncuranza degli organi competenti, a farsi la strada da soli provvedendo a proprie spese ad una manutenzione straordinaria, che se non ci fosse stata, avrebbe reso inaccessibile il paese. La scalata inizia a farsi veramente dura ma, nello stesso tempo, la fatica viene alleviata dalla bellezza dell’ambiente circostante fatto di rocce dalla forma bizzarra sparse tra prati verdi e boschi di castagni. Arrivato a Colle San Pietro mi fermo su un belvedere a contemplare le splendide Porchie della Montagna dei Fiori e la vallata sottostante. Riprendo a salire, un ultimo strappo e sono a Settecerri. Il paesino è ormai stato ristrutturato quasi per intero. Esso rappresenta un’oasi di pace e tranquillità, abitato per gran parte dell’anno ma che nei mesi invernali risulta difficile da raggiungere. Rifornitomi d’acqua abbandono Settecerri e imbocco la sterrata che porta a Leofara. Decido di inoltrarmi nel primo sentiero che trovo sulla dx il quale costituisce un bypass alla mulattiera per Laturo, fino a pochi anni fa percorribile dai fuoristrada. La traccia si restringe improvvisamente quasi a diventare invisibile, poi si riapre passando sotto una gigantesca roccia. In questo preciso punto si incrocia la mulattiera che scende da Colle Fiatone. Passando sotto la roccia occorre fare attenzione ad un tratto franato ed esposto. Ora bisogna mantenersi sul sentiero più marcato ignorando le tracce (in particolar modo quella più evidente) che scendeno a Collegrato. Inizio così la discesa verso un posto di cui molti in passato mi hanno parlato. L’ambiente attorno si presenta selvaggio, remoto, quasi dimenticato da Dio…eppure tanti anni fa…. Laturo, a circa 800m. s.l.m., è una frazione di Valle Castellana. Collocato su un pianoro posto su una terrazza di roccia, si affaccia timido e si lascia ammirare solo da lontano. Si tratta di un antico borgo di dimensioni insolitamente grandi oggi non più raggiungibile agevolmente perchè la vegetazione spontanea ha ripreso possesso dell'unica mulattiera che per secoli l'ha collegato al mondo nel modo più breve, nascondendone le tracce per lunghi tratti e creando barriere talvolta insormontabili. Altri sentieri sarebbero percorribili sempre a piedi, ad esempio da Leofara o dalle Cannavine, ma risultano, oltre che ben più lunghi, altrettanto impervi. Fino agli anni cinquanta era abitato da una cinquantina di famiglie per un totale di oltre duecento persone, che occupavano una trentina di case, oggi fatiscenti e cadenti tra cui si evidenziano ancora i resti di un antico gafio, testimonianza di antiche tecniche edilizie longobarde. Si trattava di uno dei borghi più importanti dei Monti della Laga, costituito prevalentemente da persone dedite alla pastorizia ed alla produzione di legna. L'emigrazione del secondo dopoguerra ha fatto gradatamente diminuire la popolazione; l'assenza di una strada carrabile che consentisse le comunicazioni essenziali del vivere civile ed il trasporto delle merci, i disagi insiti nel vivere isolati e la drastica diminuzione dell'attività pastorizia hanno fatto il resto. Alla fine degli anni settanta l'ultima famiglia ha così abbandonato il centro abitato di Laturo al suo destino. E' davvero auspicabile che il Comune di Valle Castellana provveda al ripristino di un collegamento con l'antico borgo, semplicemente liberando dagli sterpi e dai rovi inestricabili l’antica strada da percorrere a piedi, allo scopo di non perderne la memoria ed il patrimonio sociale. Orbene, accolto da una tabella di legno indicante “Benvenuti a Laturo…l’ultima frontiera”, mi inoltro tra le case pericolanti e la sensazione di solitudine mi assale, poi odo di tanto in tanto rumori…fruscii…animali. Purtroppo ho questa maledetta abitudine di vivere la montagna in solitaria e quando mi trovo in queste situazioni per me è come una droga, un’iniezione di adrenalina che mi spinge fino all’incoscienza…ma qualcuno sono convinto che mi capisca, capisca cos’è che mi spinge a far tutto ciò. E così, incoscientemente, scendo nel fosso di Laturo sfruttando un single track niente male che porta al torrente. In corrispondenza di una piccola area bivacco, inizio a navigare a vista cercando di scorgere un sentiero ma l’impresa si rivela molto difficoltosa. Infatti perdo circa un’ora di tempo per uscire dal labirinto. Recenti frane hanno cancellato la traccia costringendomi a fiutare il passaggio di animali o di qualche bracconiere. Guadato il torrente sono obbligato ad aggirarlo dall’alto effettuando un passaggio poco ortodosso. Attraverso un altro torrente che scorre nel Fosso Valle dell’Acero e nuovamente scendo verso il corso d’acqua principale. E’ l’unico modo per sbrogliare la matassa. Costeggio il torrente per un po’ quando sulla sx intravedo un nastro di plastica legato ad un ramo che segnala una traccia. La imbocco risalendo di qualche metro. E’ fatta, il peggio è passato, se non fosse stato per quel segnale la mia giornata si sarebbe complicata notevolmente mettendo a rischio la riuscita dell’escursione. Il sentiero incomincia ad essere quasi completamente pedalabile e attraversa un paio di volte il torrente. Con l’occhio da ex pescatore scorgo nell’acqua molte trote che sguazzano nascondendosi al mio passaggio. Il sentiero si fa più veloce, è sempre più bello, marcato…scivola fin sotto l’abitato di Olmeto che raggiungo dopo un brevissimo strappo in salita. Quando incrocio una brecciata svolto a sx ed inizio a scendere. Di colpo mi fermo, mi volto indietro e osservo Laturo da un’altra prospettiva. Quel luogo mi ha preso il cuore e l’anima…lo guardo ancora una volta incorniciato dalla Montagna dei Fiori e dal selvaggio Fosso Valle dell’Acero…poi mi faccio la consueta promessa di tornarci presto…risalgo in sella e proseguo il mio viaggio. Velocemente raggiungo Valloni e la S.P. per Ascoli, svolto a dx e mi gusto in tutta tranquillità il panorama sulla Valle del Castellano e sul Lago di Talvacchia che costeggio ammirando le sue calme acque. Velocemente torno al punto di partenza ma la mia mente ancora stenta a venir via con me…la mia mente ancora contempla Laturo…l’ultima frontiera.

CINGHIALE 28/03/2012 Laturo

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rpapero

29.03.2012 20:54

per info il ci trovate su http://www.facebook.com/#!/groups/232264236837873/


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rpapero
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Tipologia
Itinerario da A ad A
Inserito il
29.03.2012
Località
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga,
Regione
Altro
Tempo Percorrenza
3 ore
Distanza
19.0 km
Dislivello
827
Difficoltà tecnica
medio
Condizione fisica
medio
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