On The Road, gravel, dalla pianura alle dolomiti

Prologo: Venerdì 16/08. Moglie:“Dove vai domani?” “Sto via 2 giorni e vorrei arrivare fino a Cortina”, “Cortina ???? ma dove dormi?””ho trovato un b&b lungo la strada”. Una sana bugia ogni tanto non nuoce se serve a tranquillizzare chi rimane a casa, volevo essere libero di pedalare e fermarmi a piacimento, senza soste programmate, On The Road.
Sabato 17/08, 3:00 sveglia, ancora assonnato mi guardo allo specchio e mi scopro con la barba lunga, mi rado, mi vesto e faccio colazione, carico panini borracce e barrette sulle borse appese alla bici pronta da due giorni, aggiorno il satellitare SPOT, invio una mail a moglie e figlie con il link per seguirmi online lungo il percorso; Ho con me sacco a pelo, materassino, goretex, assetto da pioggia, luce anteriore, posteriore, 2 powerbank, ricambi vari, pompa, 2 cameredaria, coltellino svizzero, fascette, nastro americano, cutter, colla attack, olio per catena, sali minerali, mini mars, marmellate, nutella, panini, gel, luce frontale petzl supplementare, gopro, intimo e pantaloncini con fondello di ricambio, guanti lunghi, piccolo asciugamano, sapone, un paio di tachipirine, crema soprassella, piccola infermeria per primo soccorso, insomma tutto quanto serve per essere autonomo. Il percorso è pronto da mesi, li nel cassetto dei desideri: San Donà – Oderzo - ciclabile sterrata lungo il monticano fino a Fontanelle - strade secondarie fino a San Fior - Ciclabile del Meschio fino a Vittorio Veneto - Fadalto seguendo le indicazioni Monaco-Venezia passando per il lago morto e del Restello - Lago di Santa Croce - Ciclabile delle Dolomiti fino a Perarolo e poi Valle di Cadore, Cortina. 4:50 accendo il Garmin e attivo la modalità “risparmio energetico”, accendo i faretti, e viaaa si parte. C’è la luna piena a farmi compagnia, strade deserte, qualche gatto, arrivo ad Oderzo in un’ora, spengo le luci, inizia ad albeggiare e lungo lo sterrato non corro più pericoli. Arrivo a Vittorio Veneto seguendo il Meschio e mi concedo la prima pausa, cappuccio e pastine; riprendo scalando il fadalto con un ventaccio contro quasi di bora, e alle 9 sono in riva al lago di Santa Croce, chiamo mia figlia che so essere in ferie nei paraggi, selfie, saluti e ripartenza. Sterrato ed asfalto si alternano fino alla centrale elettrica di Soverzene, proseguo di buon passo arrivando a Longarone e a Dogna dove non riesco a capire come prendere il sottopasso per la statale, giro in tondo come un coglione finchè un local mi aiuta “vai di qua, passa il ponte, fregatene delle barriere, attento che è franato un pezzo di ciclabile, apri le transenne e fatti 1,5 km sulla statale, prima del tunnel rientri in ciclabile”, detto fatto. Proseguo fino a Perarolo ammirando il Piave che scorre limpido sotto uno splendido sole, incrocio qualche cicloturista, e-biker a iosa, qui faccio la seconda tappa della giornata, birra, e toast. Un coglione di e-biker, fa cadere la mia bici appollaiata sulla rastrelliera, stronzo stai attento gli urlo scattando dalla sedia del bar, si scusa credo perché parla tedesco, controllo, tutto apposto spero, le borse hanno attutito la caduta. Ora devo scalare la vecchia Cavalera che mi porterà a Valle di Cadore, un breve passaggio obbligato nel centro caotico della città e via verso Cortina. Inizio a sentire un po’ di stanchezza, la vista del Pelmo la allevia in parte e prima di San Vito un bar m’accoglie per un’altra meritata pausa, visto l’effetto positivo prendo ancora birra con toast giganti, mi riprendo, ormai sono ad un passo da Cortina, passo vicino al trampolino olimpico, la ciclabile per fortuna passa fuori dal centro, all’orizzonte scorgo il campanile di Cortina, il Cristallo, le Tofane, è fatta, arrivo a Fiames con il morale a 1000, dovrei fermarmi ma cresce in me un’idea folle, nessuno mi aspetta, perché non provare ad arrivare fino a Misurina? così decido di proseguire per Cimabanche, sono le 4 del pomeriggio e le gambe si sono riprese, attraverso le gallerie e poi scollino. A Cimabanche 4” sosta con strudel, panna e coca-cola, mi riposo, mi guardo attorno e scorgo il cartello di dolomiti bus, hanno il servizio bici+passeggero, guardo l’ora 17:30 l’autobus è passato alle 17:20, che sfiga, che sfida arrivare a Misurina. Dopo 5 minuti che sono sullo sterrato che da Cimabanche scende in direzione di Carbonin mi sfila l’autobus con il carrello bici vuoto, porco cane, era in ritardo, mi tocca pedalare fino a Misurina. Ora è dura, molto dura, stringo i denti, mi fermo un paio di volte con la scusa di sorseggiare dalla borraccia mentre auto e camper mi sfilano, un tornante, due tornanti, spiana poi s’impenna, la salita la conosco molto bene, forse per questo sembra non finire mai, dopo l’ennesima curva compaiono i Cadini, un venticello fresco mi fa capire che oramai ci siamo, spiana maledetta, spiana, il cartello di Misurina è li a 200 metri, lo vedo, è fatta, ho raggiunto la cima Coppi del giro, una gioia incontenibile mi fa sorridere, sono passate da poco le 6, arrivo al lago e mi godo il panorama, Cadini, Sorapiss, Tre cime, che spettacolo. Sono sudato, mi spoglio subito e cambio la maglietta sotto lo sguardo divertito dei classici turisti On The Car, metto i pantaloncini lunghi, alla fontanella rabbocco le due borracce mangio qualcosa, succhio un gel e mi dirigo verso la ciclabile che scende verso Auronzo immersa nel bosco di Somadida. Il sole è già calato oltre le montagne da un pezzo mi rimane un’ora e mezza forse due di luce poi arriverà il buio, il primo tratto è molto ripido e devo fare molta attenzione perché sono più di 13 ore che sono in bici e la stanchezza avanza, cerco di scendere ad una velocità controllata, qualche colpetto di freno rallenta la corsa, non incontro nessuno, finalmente a Valbona la pendenza diminuisce, continuo nel bosco accendendo le luci anteriori, posso aumentare la velocità perché il fondo migliora e la discesa è un mangia e bevi, attraverso un ponticello, due guadi, che figata, mi fermo per rifiatare in mezzo al bosco e nel suo silenzio magico mangio un mars mignon, voglio arrivare ad Auronzo prima del buio pesto e m’impegno nella discesa per uscire dal bosco il prima possibile. Arrivo a Taiarezze con le luci delle strade oramai accese ma il più e fatto, 26 km. di sterrato fantastici. Decido di scendere per la strada asfaltata e la priorità ora è fermarsi per mangiare, devo mangiare, non ce la faccio più, trovo un localino a Dogna lungo la strada dove mi permette di mangiare fuori al fianco della mia amata bici, bigoli in salsa d’anatra, una succulenta bistecca ai ferri con patatine e funghi accompagnati da una birra scendono nello stomaco a velocità supersonica. Sono le dieci chiamo a casa per un saluto veloce, “come va tutto bene? Cosaaaa, situ za dopo Auronzo? Non dovevi arrivare a Cortina? Te si mat!” “Si si ora me ferme a dormir”. Scendo per la statale in assenza di traffico fino all’innesto della ciclabile, la prendo ma con il buio sbaglio qualcosa, vado in confusione, m’accorgo che il Garmin ha perso il satellite d’altronde non l’ho più guardato da stamattina alle 5 quando l’ho acceso, il percorso l’ho studiato sulla carta tante di quelle volte che il mio cervello funziona da gps, gira di qua, prosegui di la, chiedendo qualche informazione a ciclisti occasionali anche per scambiare due parole, ma ora qualcosa si è inceppato; calma penso, mi fermo bevo qualcosa e ci ragiono su; sono da solo, buio pesto, stanco e sbadiglio per il sonno, o mi fermo oppure devo cambiare strategia; Spengo e riaccendo il Garmin, Ok, ora prendiamo la statale fino a Valle di Cadore e scendiamo a Perarolo penso, detto fatto, alle 11 di sera sono nuovamente al bar di Perarolo, bevo un caffè e mi riposo facendo due chiacchere con il gestore. C’è un bel venticello fresco che mi fa rinvenire, cavalcare la bici nel buio della notte lungo la ciclabile delle dolomiti è magico, così non mi fermo, le sagome delle montagne sono illuminate dalla luna che sta salendo alle loro spalle, raggiungo nuovamente la statale e quel maledetto chilometro e mezzo di curve strette e trafficate, metto il faretto anteriore al massimo così come quello posteriore, per fortuna le macchine sono poche e da come mi schivano mi vedono bene, finalmente il bivio, guadagno la ciclabile. Ora viaggio in trance, non c’è anima viva, passata la mezzanotte, compare la luna, fa da cappello allo Spiz Gallina, il Piave scorre sulla destra, lo sento gorgogliare nascosto dalla vegetazione, due occhi fermi nel mezzo della pista mi scrutano all’orizzonte, alzo il faretto, una coda e un muso, non distinguo, sembra una volpe, mi avvicino, scappa nella boscaglia. Ad un capitello con la fontana rabbocco ancora le borracce e mi siedo su una panchina godendomi il fresco e il chiarore della luna che illumina il Piave che scorre placido sul suo greto sassoso, alzo lo sguardo perché ho la sgradevole sensazione di sentirmi osservato, allucinazioni !!!! mi alzo per verificare, tonf, tonf, tonf, un’uccello forse un gufo mi passa sopra la testa spaventandomi a morte, ma vaffan…… che scarica d’adrenalina, BUM, mi sveglio di colpo. Proseguo fino a Soverzene e Santa Croce, il lago placido, senza vento riflette le luci del paese con un gioco di riflessi, fadalto, discesa ristoratrice fino a Vittorio Veneto mangiando un panino, sono le 2:30 del mattino, decido di resistere per arrivare a casa, Codognè, Fontanelle, Oderzo, mancano 20 km, mi alzo sui pedali, vado a strappi, ho mani e polsi indolenziti, non parliamo del sedere, il piede sinistro duole da morire, mi appoggio sui gomiti al manubrio per qualche chilometro di sollievo, mi fermo tolgo le scarpe per verificare se c’è un sasso e faccio respirare i piedi, mi distendo per stirare la schiena, risalgo in bici, San Nicolò, sono le 5:30 il primo chiarore mattutino, Noventa di Piave, 4 km, sfogo le ultime energie rimaste sui pedali, 2 km, il dolore al sottopiede è insopportabile, sgancio l’attacco e pedalo appoggiando il piede sganciato, 1 km, rallento quasi mi fermo è fatta, mi godo l’arrivo a casa, sono le 6, tutto tace, tutti dormono, appoggio la bici, tolgo casco e scarpe e bevo con soddisfazione l’ultimo sorso dalla borraccia mentre anche la bici sembra tirare un soddisfatto sospiro di sollievo.
Gravel, Cicloturismo,boh per me è stata una bella avventura.
Il file gpx è stato in parte ritoccato con basecamp per problemi di perdita di segnale gps.


Come arrivare al punto di partenza

San Donà di Piave (VE)

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Commenti

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Michele1984oo

26.09.2019 21:54

Cavolo complimenti!

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Inserito da
29wolf.19.66.
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Tipologia
Itinerario da A ad A
Inserito il
23.08.2019
Regione
Veneto
Tempo Percorrenza
25 ore incluso pause
Distanza
337.0 km
Dislivello
+ di 3000
Difficoltà tecnica
facile
Condizione fisica
molto duro
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