TMB-El Vach - Mas di Sabe

E’ un itinerario caratterizzato da tante sorprese, da piccoli villaggi ormai abbandonati a scorci inediti sulle montagne circostanti, da sentieri divertenti ad altri decisamente non ciclabili, fino alle salite che in più occasioni presentano pendenze talmente elevate da obbligare al pied-à-terre. Tutto questo nel cuore delle Dolomiti, in Val Zoldana, alla scoperta di luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.

Si inizia con le rampe della Val Pramper, che altro non sono che un riscaldamento in vista della scalata vera e propria che si incontra poco più avanti, a Pralongo: la sterrata che risale la Val de la Malisia ha infatti pendenze di tutto rispetto, toccando il pianoro di Casera del Pian e raggiungendo poi il fondo della vallata dominata dal monte Tamer e dalle Cime di San Sebastiano.

E’ qui che si trova il laghetto d’El Vach, un pittoresco specchio d‘acqua verde smeraldo, circondato dal bosco e alimentato dal “Pissandol del Vach”, una suggestiva cascata che precipita dai dirupi del San Sebastiano.

Si segue ora il sentiero boschivo che scende a Colcerver (uno dei villaggi più belli del comprensorio Zoldano anche se ormai quasi del tutto abbandonato) ritornando poi a salire duramente verso il Col de le Ole; una ripidissima discesa conduce quindi a valle, andando successivamente a imboccare il bel single track per Cercenà.

Cercenà è un posto fuori dal mondo, nel fitto della foresta e abitato da una sola persona (Giovanni, noto anche come “l’eremita di Cercenà”) che nel tempo ha trasformato questo luogo in un microcosmo fatto di castelli di cemento e conchiglie, girandole colorate, nascondigli per gatti e chincaglierie appese alle pareti dell'abitazione.

Dopo Cercenà il sentiero si fa più stretto e impervio offrendo anche qualche breve tratto non ciclabile fino allo scollinamento, scendendo poi lungo la mulattiera per Fusine. Ora su asfalto, si risale a Brusadaz sfruttando la vecchia strada in disuso e proseguendo poi più agevolmente fino a Costa.

Ancora qualche centinaio di metri e il bosco si apre d’improvviso al Mas di Sabe, un secolare maso di montagna circondato dai prati e dal quale si gode una superba vista verso i monti della Val di Zoldo. Il panorama dura però poco perché la traccia, ora su sentiero, si rituffa tra gli alberi inerpicandosi con sempre più decisione: dopo i primi passaggi non ciclabili ci si dovrà inoltre caricare la bici in spalla per almeno dieci minuti raggiungendo il Col de Salera, che insieme al sovrastante monte Ponta funse da strategico punto di osservazione nel corso della Prima Guerra Mondiale.

E’ proprio sulla mulattiera militare dell’epoca che si snoda la veloce e divertente discesa su Forno di Zoldo; discesa che viene però bruscamente interrotta dalla deviazione per Villa, affrontando sentieri e single track poco battuti prima di ritornare al punto di partenza attraverso la sterrata per Coi e le frazioni del paese.

Punto di partenza: Forno di Zoldo, S.P. 251 (ponte sul rio Maè).

Ulteriori informazioni a questo link.


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Infos

Inserito da
the.mtb.biker
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Tipologia
Itinerario da A ad A
Inserito il
11.09.2018
Località
Forno di Zoldo
Regione
Altro
Web
Homepage
Tempo Percorrenza
4h00m
Distanza
34,4km.
Dislivello
1640m.
Difficoltà tecnica
3 / 5
Condizione fisica
4 / 5
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